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Documento sul Disegno di Legge Governativo sulla Scuola

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Disegno di Legge sulla Scuola, punti di criticità.

 

L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori del Liceo “E. Fermi” di  Paternò

Analizzato  il Disegno di legge sulla scuola approvato dal Consiglio dei Ministri e in discussione al Parlamento rileva quanto segue:

Il DDL, accanto a poche misure condivisibili, presenta innumerevoli punti di criticità, che, qualora approvati, porterebbero ad un radicale e inesorabile stravolgimento della scuola italiana. È palese, innanzitutto, che mutamenti di tale portata debbano essere discussi a fondo dalle forze parlamentari, in un dibattito ampio e approfondito, che tenga conto delle voci provenienti dalla scuola, dai sindacati, dalle associazioni di categoria, dalle università e dalle istituzioni culturali. Non si comprende perciò perché il governo stia cercando di forzare i tempi di discussione, anche attraverso la possibilità di audizioni congiunte fra camera e senato prefigurando già una sorta di monocameralismo, e  come nello stesso provvedimento legislativo sia stato inserito l’art. 8, relativo al “piano assunzionale straordinario”, che riveste invece carattere di urgenza e pertanto andrebbe separato e riversato in un apposito decreto legge, affinché le assunzioni del personale precario siano operative entro il 1° settembre p. v., collegandole anche all’immediata soluzione della incredibile questione del pensionamento dei c.d “quota 96” . Se il Governo, invece, ha pensato di usare il piano assunzionale urgente all’interno del DDL come arma di ricatto sociale al fine di contingentare i tempi di discussione su misure così profonde e radicali, questo Coordinamento non può che stigmatizzare tale scelta, considerandola un’inaccettabile provocazione e un’imprudenza pericolosa: la scuola è di tutti e per tutti, e si articola come organismo complesso e delicato, il cui sistema non può essere stravolto senza un’approfondita valutazione delle conseguenze che i cambiamenti proposti genererebbero. Si vogliono qui richiamare le parole del grande latinista, uomo politico e padre costituente catanese, Concetto Marchesi che in un suo articolo di sessanta anni fa, a proposito della frettolosità di alcune proposte di riforma scolastica, ammoniva il legislatore: “Stiamo attenti. Quando dai limiti della discussione si sta per passare al provvedimento legislativo o governativo il rischio è grave e potrebbe essere rovinoso. Non bisogna scherzare coi vecchi organismi, quelli che hanno educato non poche generazioni di italiani” .
Il provvedimento di legge appare privo di una qualsivoglia ispirazione di fondo, di una visione strategica della scuola dell’istruzione e della formazione da proporre all’attenzione delle forze parlamentari e del Paese. L’articolato si incentra esclusivamente su aspetti di carattere tecnico, organizzativo, burocratico ed economico, promuovendo un modello di scuola di tipo aziendalistico del tutto estraneo alla migliore tradizione pedagogica ed educativa italiana. Alla luce di ciò non appare casuale la centralità assegnata alla nuova figura di Dirigente Scolastico manager, l’importanza attribuita al mondo dell’impresa e dell’economia e per converso la pressoché totale assenza di riferimenti agli studenti, alle famiglie, al mondo della cultura e alle sue istituzioni.
Il DDL sembra ignorare quasi del tutto le innumerevoli critiche e proposte elaborate in buona fede da migliaia di docenti e operatori scolastici nella piattaforma governativa on line, cosiddetta della “Buona scuola”, la quale, a questo punto, si rivela per quello che molti paventavano all’inizio, ovvero solo una grande operazione mediatica di distrazione di massa.
Il DDL prevede la riduzione degli organi collegiali della scuola (collegio dei docenti, consiglio di istituto) a meri organi consultivi, depotenziandoli significativamente, in quanto li priva di ogni potere deliberativo. Ogni decisione non solo organizzativa e amministrativa, ma persino pedagogica e didattica è affidata al Dirigente Scolastico (il quale peraltro sarà caricato di enormi responsabilità e senza alcuna tutela ) in una sorta di deriva autoritaria che non può trovare spazio all’interno della Scuola, una delle fondamentali istituzioni democratiche della Repubblica, quella cui viene demandato il compito di formare l’uomo e il cittadino.

 

Il Dirigente Scolastico assume un rilievo spropositato anche rispetto alla costituzione dell’organico dei docenti, all’assunzione degli stessi, alla loro valutazione, senza alcun bilanciamento e senza che il sistema di valutazione dei dirigenti stessi sia stato avviato e abbia dato risultati apprezzabili, essendo ancora in fase di implementazione. Tutti noi conosciamo l’impegno, la serietà e il rigore di molti dirigenti scolastici ma, in un Paese che vanta tristi primati in termini di corruzione e clientelismo, si rischia di consegnare le scuole, istituzioni finora quasi immuni dalla corruzione e dagli abusi, a clientelismi locali e all’arbitrio di pochi.

 

Il DDL lede gravemente la libertà di insegnamento, garantita dalla Costituzione, limitando la libera estrinsecazione didattica del docente e sottoponendola al controllo di un solo soggetto, il Dirigente Scolastico. Il docente, inoltre, sarebbe costretto a una formazione obbligatoria nella misura di 50 ore annuali da prestarsi, scavalcando la contrattazione nazionale, senza alcuna retribuzione, ignorando i fallimentari risultati conseguiti in passato dai corsi di formazione obbligatoria nelle scuole. È evidente il rischio della limitazione, coartazione e soppressione del pluralismo democratico, che deve essere invece garantito e tutelato in tutti i modi perché la scuola è la fucina della democrazia del presente e del futuro e tale deve restare.

 

Il sistema di piani triennali da sottoporre da parte di tutte le istituzioni scolastiche nazionali al vaglio dell’Ufficio Scolastico Regionale e del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca comporterà un aggravio burocratico di proporzioni immani. Ogni tre anni le scuole saranno gettate nel caos e le migliori energie si spenderanno per conteggiare burocraticamente posti, risorse, progetti ecc. Gli eventuali rilievi opposti dagli organi superiori, così come la mancata erogazione di risorse adeguate (quand’anche fatti in assoluta buona fede), costringeranno ad ulteriori revisioni e rimpalli dei piani da un livello all’altro, con inutili perdite di tempo, risorse, energie e con il moltiplicarsi del contenzioso amministrativo. Tra le scuole della Repubblica, a tutte le quali, indistintamente, dovrebbe essere garantito un decoroso sostegno economico per svolgere la loro imprescindibile missione, si scatenerà una “cattiva” competizione di tipo clientelare per vedersi approvati i piani e per accaparrarsi le risorse. In tutto ciò i livelli politici superiori otterranno un’ingerenza pericolosa sulle scuole, che subiranno un pesante condizionamento dei governi regionali e nazionali di turno. Piaga, questa, che aveva finora quasi risparmiato il mondo della scuola.

Il sistema dell’organico funzionale, così come congegnato, lede i più elementari diritti dei lavoratori. Innanzitutto, quelli dei docenti precari (PAS, TFA, 3°FASCIA, GAE) che non dovessero rientrare nel piano straordinario di assunzioni, i quali verrebbero definitivamente espulsi dalla scuola pubblica dopo anni di servizio reso, senza neppure la possibilità di accedere alle supplenze per chi ne ha prestato più di 36 mesi. Ai docenti, sia quelli neoassunti sia tutti quelli che rientrano nelle operazioni di mobilità (compresi i soprannumerari), sarebbe impedita un’effettiva possibilità di mobilità nel territorio nazionale oltre che la possibilità, sancita per qualunque altro dipendente dello Stato, di poter operare una scelta su una sede. Il trasferimento dalla scuola all’albo comporterebbe così, analogamente alla riforma del lavoro già approvata dal parlamento, un’imponente precarizzazione della classe docente (ma chiaramente estendibile anche ai Dirigenti scolastici e al personale ATA), che comporterebbe solo una costante incertezza sull’immediato futuro lavorativo. Così, anziché rendere più dinamica la mobilità dei docenti, il sistema prefigurato cristallizzerebbe le posizioni dell’organico, sclerotizzando i docenti sempre nelle stesse scuole, salvo la mancata riconferma da parte del DS, giustificata dallo stesso attraverso eventuali modifiche dell’offerta formativa dell’Istituto da realizzarsi all’interno dell’autonomia scolastica. Del tutto criticabile inoltre, soprattutto dopo tanta retorica sulla scuola meritocratica, ci sembra la facoltà del DS di poter affidare la cattedra a docenti senza abilitazione che abbiano semplicemente il titolo di studio specifico.

Assolutamente negative sono da valutare le aperture alle sponsorizzazioni di privati, che segnano la capitolazione dello Stato e il suo possibile progressivo disimpegno dalla spesa per la scuola pubblica, già tra le più basse d’Europa. Le sponsorizzazioni dei privati rischiano di generare clientelismi, indebite ingerenze, connivenze tra Dirigenti Scolastici e imprese, producendo inoltre minori introiti fiscali per lo Stato (sono previsti dal DDL incisivi vantaggi fiscali) insieme a ulteriori, profonde disparità tra le scuole collocate in territori floridi ed economicamente produttivi e scuole di zone economicamente depresse.
Incostituzionale appare la defiscalizzazione delle rette per le scuole paritarie. Lo Stato non può stornare parte della fiscalità generale a vantaggio degli istituti privati sottraendo risorse al pubblico come lo stesso dettato costituzionale recita.

 

Nessun riferimento è presente nel DDL riguardo alla spinosa questione riguardante il personale ATA, ignorato da questo governo e fatto oggetto di pesanti tagli da quelli precedenti.

 

Abnormi e senza precedenti sono infine le deleghe che il Governo chiede al Parlamento per rivedere praticamente tutta la legislazione scolastica vigente: dall’autonomia scolastica al sistema di conseguimento delle abilitazioni, dallo statuto giuridico del personale scolastico, alla revisione degli organi collegiali, ai problemi degli alunni disabili già resi drammatici dal taglio delle ore ecc. ecc., prefigurando un’ulteriore pericolosa compressione delle prerogative del Parlamento e della qualità della democrazia nel nostro Paese.

 Il personale in assemblea  pertanto, sulla base di questi elementi, si propone di:

organizzare ulteriori momenti di confronto, coinvolgendo anche gli studenti e le loro famiglie (spiegando loro le profonde ragioni del disagio dei lavoratori della scuola e le nocive conseguenze della riforma anche per i fruitori della scuola stessa);

 

 coinvolgere i sindacati in azioni unitarie e incisive di rivendicazione dei diritti lesi e per la richiesta al governo di ritirare il DDL sulla scuola;

 

diffondere a tutti i livelli, attraverso gli organi di stampa e di informazione, i siti internet e i social network, la grave preoccupazione dei docenti per le iniziative di legge del Governo.

 

Approvato all’unanimità nell’assemblea del 28 aprile 2015.

 

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